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affido familiare

Il primo diritto che andrebbe assicurato ad ogni bambino è quello di vivere in famiglia, protetto dall’affetto dei genitori ed inserito in un contesto di relazioni sane che gli permettano di acquisire autonomia personale e consapevolezza di sè.

A volte però, la famiglia naturale può attraversare momenti di difficoltà gravi, che possono creare situazioni di pesante disagio per i figli, o addirittura di rischio. In questi casi può essere necessario attivare un percorso di sostegno, che si può concretizzare in diverse forme d’aiuto al bambino ed alla sua famiglia: l’affidamento  familiare è una delle possibili. Esso consiste nell’inserimento del minore in una ambiente familiare accogliente e accudente idoneo in attesa che la famiglia naturale superi le difficoltà che ne hanno causato l’allontanamento.

Voglio proporre la lettura della favola “una vice mamma per la principessa Martina“, in cui è spiegato in modo semplice il significato puro dell’affido familiare. Nella storia una principessina  ha un problema, la sua mamma è ammalata di tristezza e non si occupa di lei e del suo fratellino. Per fortuna aveva un amico di cui si fidava  e, proprio lui, chiede aiuto con un avviso: “cercasi vice mamma per la principessa e il principino…la selezione avverrà al castello”. Alle selezioni si presenta anche una donna i cui figli ormai grandi sono partiti e lei ha tanto tempo libero. Alla domanda “tu cosa puoi offrire?”, lei risponde: “solo una cosa, il mio affetto, posso occuparmi di voi per tutto il tempo necessario, finchè la tua mamma non sarà guarita. Posso fare la vice mamma”. La favola continua col racconto dei giochi, degli abbracci che la vicemamma fa ai due fratellini, e con le visite alla mamma che è sempre triste. Nella conclusione a lieto fine, la mamma gradualmente sta meglio e incomincia a guarire e diventa amica della vice mamma che per aveva curato i suoi figli .  “Una vice mamma per la principessa Martina” racconta cose importanti e difficili con parole leggere ed è dedicata alle bambine  e bambini lontani dalle loro case ma vicini con il pensiero e con il cuore ai loro genitori.

Ad oggi non esistono testi che approfondiscono il counseling applicato all’affido, ci sono delle esperienze sporadiche di utilizzo della figura del counselor da parte di servizi sociali o di associazioni di volontariato.

Partendo dalla mia esperienza di relazione con minori allontanati dal loro nucleo d’origine e  incontrando gli attori del processo d’affido ( operatori sociali, minori, famiglie d’origine e famiglie affidatarie) sono giunta a delle personali conclusioni:

Dare voce ai bisogni e alle emozioni dei minori in affido è una priorità per far sì che questo sia efficace e risolutivo. La voce dei bambini non è che sia più vera, è differente, loro hanno un punto di vista diverso dagli adulti.

Il momento dell’ascolto e del coinvolgimento del minore è cruciale per tutelare il principio del suo diritto di vivere in una famiglia che senta propria, in quanto appropriata per lui. Le bambine e i bambini esprimono l’esigenza di essere considerati interlocutori competenti quando gli adulti decidono su questioni che concernono le loro relazioni affettive, l’assetto della loro famiglia e non come “oggetti da collocare”, seppur alla luce del loro “superiore interesse”.

L’affidamento è una macchina con molti ingranaggi e per funzionare ha bisogno che ogni singola parte svolga il suo compito al meglio. Le vicende che questa macchina si occupa sono umanamente complesse e così imprevedibili nel loro sviluppo che il counselor  esperto nelle relazioni d’aiuto, apporterebbe le sue competenze a sostegno dei vari soggetti coinvolti nella loro specifica soggettività.

Il counselor, nel processo d’affido, sarebbe una risorsa importante a supporto dell’ascolto attivo dei molteplici bisogni ed emozioni, facilita la comunicazione tra le parti  e potrebbe aiutare ad avere relazioni meno conflittuali.

La figura del counselor, a differenza degli operatori dei servizi sociali di riferimento, i quali lavorano con attitudini e specificità  diverse, garantisce una visione esterna a dinamiche valutative.

Le famiglie naturali come quelle affidatarie e gli stessi minori, sanno che è l’assistente sociale che riferisce al Tribunale dei minori e da questo hanno il mandato di osservare la loro adeguatezza. Si sentono, a volte, valutati e giudicati nei loro comportamenti ed emozioni. La presenza del counselor, che non ha poteri decisionali nel percorso di affido, permetterebbe ai soggetti coinvolti di essere autentici, di non sentirsi giudicati e in tal modo si potrebbe avere il quadro reale e vicino al vissuto del minore in modo da costruire un progetto il più possibile efficace per il suo benessere.

Il counselor  attraverso le più creative tecniche faccia risuonare i loro pensieri, i loro sentimenti, da l’opportunità di argomentare i loro punti di vista, nominare il passato e il futuro ancorandolo al presente, facendo riferimento alla realtà che stanno vivendo nel qui ed ora. E’ compito del professionista dell’ascolto avere la capacità di: ascolto attivo, dell’empatia, dell’accettazione incondizionata, che esprima autenticità e assenza di giudizio e che abbia il compito di gestire il gruppo, di restituire feedback, questo è il valore aggiunto che il counselor può dare.

 

 

 

Nata a Crema il 14/10/66, Laurea in giurisprudenza conseguita presso la Statale di Milano, Master in pratica forense presso La Statale di Milano, Dal 2005 al 2010 insegnante di diritto e economia alla scuola superiore, varie esperienze come coordinatrice di centri estivi, per due anni coordinatrice di una struttura di accoglienza donne maltrattate, diploma in counselling presso la scuola Sintema di Bergamo, certificato di frequenza del corso annuale di Gestione dei gruppi, diploma operatrice mindfulness protocollo MSBR.
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Nata a Crema il 14/10/66, Laurea in giurisprudenza conseguita presso la Statale di Milano, Master in pratica forense presso La Statale di Milano, Dal 2005 al 2010 insegnante di diritto e economia alla scuola superiore, varie esperienze come coordinatrice di centri estivi, per due anni coordinatrice di una struttura di accoglienza donne maltrattate, diploma in counselling presso la scuola Sintema di Bergamo, certificato di frequenza del corso annuale di Gestione dei gruppi, diploma operatrice mindfulness protocollo MSBR.
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