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Gli archetipi li percepiamo come energie riconducibili  al movimento e possono essere considerati una matrice, un’idea originaria che si esprime con un’immagine, la quale produce un’infinità di forme che compongono l’universo. Questo “luogo”  noi lo chiamiamo materia.

La parola “archetipo” deriva dal greco antico ed è un termine composto da arché “inizio, principio originario” + typos “modello, marchio, esemplare” e significa “immagine”. (cit. wikipedia)

Secondo Jung, lo psicanalista che ha elaborato appunto la Teoria degli Archetipi, il termine indica i simboli innati e predeterminati dell’inconscio umano, soprattutto collettivo ed è il prodotto delle esperienze primordiali dell’umanità relative agli aspetti fondamentali della vita.

Gli archetipi sono da lui definiti modi tipici della comprensione e percezione umana e dell’adattamento all’ambiente.

È interessante sapere che non ci è possibile entrare in rapporto diretto con l’archetipo, ma possiamo percepirne gli effetti, come immagini simboliche presenti in ogni genere di manifestazione psichica dell’inconscio collettivo che, secondo Jung, si possono ritrovare nella storia e nella cultura dei diversi popoli e, in particolare, nei simboli che popolano i sogni, nelle allucinazioni degli psicotici, nei miti, nelle favole e nei riti delle religioni, come anche nelle opere d’arte.

Per l’esattezza sono state riconosciute ben 22 matrici archetipiche che i Sapienti conoscevano sin dall’antichità. Si hanno tracce già nell’antico in Egitto, all’epoca di Akhenaton: è stata infatti ritrovata un’immagine in cui si vedono i raggi del Sole che terminano con le raffigurazioni degli Archetipi stessi (per esempio il 19° archetipo è il Sole, che rappresenta la Verità).

Seppur in totale siano 22, i fondamentali archetipi sono 12, un numero interessante perché ricorre spesso: lo troviamo nei mesi dell’anno, nei Segni dello Zodiaco, nelle fatiche di Ercole, nel gruppo degli Apostoli e nel Viaggio dell’Eroe.

Una caratteristica molto interessante della Teoria degli Archetipi junghiana, è che qualsiasi aspetto della nostra vita può essere portato alla consapevolezza, esplorato e vissuto grazie al suo supporto, in quanto gli archetipi sono potenzialmente dentro di noi, ma di solito si ha una relazione con al massimo due o tre di essi che risultano dominanti in noi e in questa nostra vita.

L’obiettivo di un percorso di crescita personale in cui si possono utilizzare gli archetipi, come lo è il Viaggio dell’Eroe, è dunque trovare l’armonia tra di essi.

I nostri periodi di transizione e trasformazione interiore, quei momenti in cui si attraversa una “morte psicologica” di una parte di noi, non sono altro che un passaggio dall’influenza di un archetipo ad un altro, e spesso coincidono con le fasi cruciali della vita (trasferirsi, cambiare lavoro, andare a vivere da soli, sposarsi, ecc.).

Utilizzo dei simboli archetipici: poiché viviamo nel mondo tridimensionale (cioè con la nostra coscienza), noi raffiguriamo gli Archetipi attraverso simboli e questi possono essere le lettere dell’alfabeto, come quello ebraico o runico, oppure i Tarocchi, ecc., che però non possono considerarsi archetipi “vivi”: dato che siamo appunto nella materia, ci sarebbe bisogno di qualcosa di “vivo” per arrivare alla Verità, ma in ogni caso queste rappresentazioni degli Archetipi, presenti in tutte le culture, sono il mezzo più vicino ad essa.

Portando la nostra attenzione all’Archetipo rappresentato nella sua forma materiale più essenziale – nella fattispecie l’alfabeto ebraico, runico o i Tarocchi – allineiamo la nostra coscienza su di esso, e diventandone coscienti lo inglobiamo, o meglio lo risvegliamo in noi: abbiamo proprio bisogno di  “vederlo” con gli occhi fisici per farlo emergere.

Pertanto, essendo gli Archetipi delle matrici, ovvero il codice primordiale che Dio ha donato al mondo per creare le forme materiali, la nostra coscienza si allinea contemporaneamente al livello di coscienza divino, ossia al livello di coscienza spirituale dove tutte le forme vivono contemporaneamente.

Il corpo pertanto diventa cosciente non solo di ciò che inconscio, ma anche dell’aspetto animico/spirituale che è in esso.

È questo lo scopo dell’esistenza, rappresentato archetipicamente dal Viaggio dell’Eroe: raggiungere lo stadio finale che è definito Costruzione del Regno o Ritorno a casa, ovvero la consapevolezza di chi siamo e quindi dell’illuminazione.

Il percorso di conoscenza delle energie degli archetipi si rivela uno strumento molto potente di  conoscenza di sé, per vedere ciò che si muove interiormente, nonché grande strumento di trasformazione ed evoluzione personale.

Presto quindi conosceremo, uno ad uno, tutti i personaggi-archetipi che popolano il nostro mondo interiore ed iniziare quindi il Viaggio.

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Sono Rosy Siani, da qualche anno counselor media-comunicativo. Posseggo una laurea in Lingue ed attualmente sono insegnante d’infanzia. Ho messo a punto una metodologia per condurre consulenza, sia personale che di gruppo, con l’intento di aiutare più persone possibile e facilitare il percorso di consapevolezza-trasformazione interiore, utilizzando la creatività.

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