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L’autenticità per un counselor ha un valore inestimabile in quanto gli permette di trovare una sua comodità nella relazione d’aiuto e permette di esprimere il suo massimo potenziale! Direi quanto più l’operatore è in grado di essere vulnerabile ed autentico, tanto più la relazione d’aiuto sarà efficace. C’è inoltre da sottolineare, come ho detto all’inizio, che l’operatore non fa eccezione alle regole che descrivono la specie umana. essendo un uomo può solo perfezionare la propria nevrosi senza mai sfuggirgli.

Prima di elencare le regole di cui ho parlato nel titolo, voglio sottolineare un assunto di base: nella relazione d’aiuto e l’autenticità del proprio essere esiste un rischio e un vantaggio.

Il rischio è che l’operatore possa perdere credibilità e autorevolezza, portando il cliente a credere che se anche lui ha dei problemi non possa essere d’aiuto, il vantaggio è che la relazione d’aiuto diventa più efficace.

Naturalmente ci sono dei principi da rispettare perché manifestare la propria autenticità sia funzionale. Diversamente il colloquio diventerebbe, nella migliore delle ipotesi, un tè con un amico.

“Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, Socrate è mortale”, diceva Aristotele. Parafrasando il suo famoso sillogismo logico, potremmo affermare: Tutti gli uomini sono nevrotici, l’operatore è un uomo, l’operatore è nevrotico.

Quello che intendo dire è che, nel suo lavoro (e nella sua vita), il counselor dovrà fare i conti con i suoi movimenti interni, con la sua vulnerabilità, con la sua individualità, fragilità, emotività, e via discorrendo.

Yalom nel suo romanzo: Sul lettino di Freud, elenca i principi da lui individuati. In corsivo riporto le sue parole. Di seguito una mia disamina sui concetti che voglio esporre.

  1. Rivela te stesso solo fino al punto che potrà essere utile all’altro.
    A che scopo dici quello che dici? Aumenta o diminuisce la qualità della relazione?
  2. Rivela te stesso con giudizio. Ricorda che stai rivelando per il cliente non per te stesso.
    Come per la nevrosi, così il narcisismo non risparmia gli operatori! Attenzione a non usare lo spazio del colloquio per prenderti cura di te stesso invece che dell’altro
  3. L’autorivelazione dell’operatore dev’essere sempre consona alla fase in cui avviene. Considera la tempistica: alcune rivelazioni, utili in una fase avanzata della relazione, potrebbero essere controproducenti nella fase iniziale.
    La relazione è una co-costruzione, ma è responsabilità del counselor la conduzione del colloquio
  4. I counselor non dovrebbero condividere cose riguardo alle quali vivono una condizione profondamente conflittuale; prima dovrebbero lavorarci su in sede di supervisione, di counseling o di introspezione personale.
    ovviamente, se dovessimo renderci conto che il nostro intervento possa non essere utile, o addirittura diventare dannoso, non dobbiamo far altro che inviare il nostro cliente ad un altro operatore

Auto-ri-velare, raccontare, condividere qualcosa di sé nella relazione d’aiuto, espone il counselor a considerevoli rischi. Ricordo che esiste il segreto professionale del counselor verso i propri clienti e non viceversa.

Il lavoro nella relazione d’aiuto, qualunque natura essa abbia, consiste nell’accompagnare una persona in un momento della sua vita tempestoso. É una relazione intima, senza legame. Il counselor ha la necessità di trovare una “comodità” nella scomodità del lavoro. Nel mio personale modo di intendere il processo, la comodità sta nella mia umanità.

 

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Alina Buonadonna
Alina Buonadonna

Sono una Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento Fenomenologico Esistenziale e Gestalt. Continuo a formarmi e negli anni ho acquisito diverse altre specializzazioni: Counsellor, EMDR pratictioner e Psicotraumatologia, Costellazioni Familiari, Body Work. Lavoro con le persone bloccate in una vita che non gli piace, qualunque sia la gravità della loro situazione, con particolare attenzione agli operatori della relazione d’aiuto, di cui sempre più spesso mi occupo in ambito formativo e di supervisione.

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Sono una Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento Fenomenologico Esistenziale e Gestalt. Continuo a formarmi e negli anni ho acquisito diverse altre specializzazioni: Counsellor, EMDR pratictioner e Psicotraumatologia, Costellazioni Familiari, Body Work. Lavoro con le persone bloccate in una vita che non gli piace, qualunque sia la gravità della loro situazione, con particolare attenzione agli operatori della relazione d’aiuto, di cui sempre più spesso mi occupo in ambito formativo e di supervisione.

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