Biancaneve e processi psichici

Tutti conosciamo la favola di Biancaneve e in molti sappiamo che la favola è “l’espressione più pura dei processi psichici “. Analizzando la storia ci accorgiamo, infatti, che può rappresentare il passaggio della vita che dalla fanciullezza porta all’essere donna, all’età adulta.

La storia inizia con una regina buona che mentre cuce si punge e, osservando il sangue sulla neve, esprime il desiderio di avere una figlia dalla pelle bianca come la neve, dalle labbra rosse come il sangue e i capelli neri come la pece. Nero, bianco e rosso sono i colori dell’atanor, dell’alchimia, della trasformazione psichica, del passaggio che ci permette di arrivare nella nostra profondità.

Con il parto la madre buona muore e subentra la matrigna. Osserviamo come la figura di donna buona e gentile, che muore per dare la vita, viene sostituita dalla figura della donna cattiva e strega che costringe Biancaneve ad andarsene dalla casa natia.

La madre buona e la matrigna cattiva sono un altro esempio del drago a due teste tipico della visione duale che subiamo come donne e che ci pone continuamente nelle polarità bella/brutta, divina/strega, buona/cattiva senza l’apparente possibilità di riunificazione, senza considerare che la vita (al femminile) è il processo che scorre tra queste due polaritità.

Ogni donna mensilmente vive questi diversi ruoli che possono trovare un loro insieme solo se inseriti all’interno di una ciclicità. Una categoria non esclude l’altra, ma l’una genera l’altra in un processo continuo e circolare tipico dell’essere donna.

La storia continua facendo emergere il sentimento di gelosia tra madre e figlia che si contendono il posto accanto al Re, il padre, fino a quando la giovane deve andarsene di casa prendendo la sua strada. La madre resta (è la sua vita) mentre la figlia se ne va (occorre trovare la propria visione).

Nonostante questo, la matrigna va a cercare Biancaneve e le dona la mela rossa. Nell’immediato può sembrare un gesto avido, ma se andiamo nel profondo ci rendiamo conto che senza quel gesto Biancaneve non può risvegliarsi in quella che è davvero la sua strada, la sua visione, la sua profondità.

La mela rossa è anche la rappresentazione del menarca come simbolo di assunzione delle proprie responsabilità, un passaggio dalla vita di bambina, in famiglia, alla vita adulta dove le aspettative e le reazioni dei genitori cambiano nei confronti della figlia. Grazie al menarca la madre perde simbolicamente la sua bambina (che muore), ma permette alla donna di nascere per poi diventare a sua volta mamma e così ripetere il ciclo.

Affinché la donna nasca occorre che la bambina muoia:  occorre morire così da lasciare spazio alla donna che sarà libera di amare un altro uomo oltre al padre. Solo la trasformazione da figlia a donna ciclicla permette di far conoscere la propria femminilità. Non a caso nella favola quando Biancaneve cade morta si narra di tre uccelli tipici della tradizione femminile. Si presentano, infatti, il corvo, la civetta e la colomba: la civetta evoca la forma dell’utero ed è associato alla sessualità; il corvo, come la civetta, richiama l’oscurità, il buio; la colomba, invece, è simbolo di luce. Questi animali, anche legati per tradizione alla luna, simboleggiano l’alternarsi della luce e del buio tipici della ciclicità femminile.

Altro fattore da considerare è come il risveglio di Biancaneve sia legato al bacio del Principe Azzurro. In questo occorre uscire dalla classica visione adolescenziale ed occorre andare, ancora una volta, in profondità. Il ritorno alla realtà è contemplato da una figura maschile che non è il padre (che rimane alla madre essendo il genitore). Questa figura maschile, che permette a Biancaneve di entrare nell’età adulta e prendere la propria strada, rappresenta l’energia maschile, solare, che dobbiamo conquistare all’interno di noi stesse per raggiungere quell’equilibrio tra mondo materiale e mondo psicologico, tra esterno ed interno. Se fossimo solo prese dalle nostre intuizioni difficilmente raggiungeremmo obiettivi, ma allo stesso tempo, mirando dritto alla meta senza renderci conto del contesto potremmo fare tanti danni a noi e agli altri. Per questo motivo il risveglio può avvenire solo a tre condizioni: esprimersi per quello che si è; osservare ciò che avviene nel presente, nel qui ed ora, intorno a noi; ridestare un senso di fraternità (espresso dei sette nani).

Tutto ciò, però non potrebbe avvenire se non ci fosse la presenza della strega.

Ecco che la figura della matrigna diventa essenziale nel passaggio, nella trasformazione di Biancaneve dalla bambina all’essere adulta. Solo attraverso la matrigna possiamo abbandonare uno stato di quiescenza e liberare le energie interiori che, fluendo nel mondo materiale, si rendono manifeste. Solo la strega/matrigna ci permette la trasformazione da fanciulla a donna consapevole, a essere donna.

Nell’antichità il processo di trasformazione era legato al mistero. Per noi oggi le cose sono cambiate e sappiamo meglio cosa significa trasformare una materia grezza in un prodotto più raffinato. Dobbiamo però renderci conto che liberare le energie interiori è alla base del nostro potere generativo.

Osserviamo come nella favola questo processo di trasformazione è reso evidente sia dalla matrigna che dalla stessa Biancaneve in quanto in ogni loro azione nel loro operare, oltre all’utilizzo della materia, ci identificano le fasi necessarie per realizzarlo: l’idea, l’intenzione, l’esecuzione, la fine del processo che lascia al mondo la creazione. Altra cosa che emerge è che nel momento in cui creiamo esprimiamo concretamente una idea e rendiamo manifesto ciò che abbiamo vissuto concettualmente dentro di noi.
In questo passaggio occorre un tempo e, dopo aver creato un ponte tra ciò che è nascosto e ciò che si può vedere, occorre lasciare andare ciò che abbiamo creato. Questo significa accorgersi di come trasformare significhi anche diventare più flessibili rispetto a quelli che sono i nostri punti di vista, senza cambiarli, ma rendendoli più duttili. Questa è l’energia femminile.
Solo successivamente si aggiunge il valore del prodotto finito: energia maschile

Osservare e apprendere quei comportamenti che sono espressione di creatività ci permette di compiere il passo necessario a risvegliare quelle energie interiori che possono essere utilizzate nella vita quotidiana.  Portando un attenzione alla nostra interiorità ci permettiamo di entrare in contatto con la nostra magia: la magia dell’essere donna.

Capiamo quindi che solo mangiando la mela offerta dalla matrigna possiamo diventare Regine.

 

 

 

 

 

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Alessandra Martelli
Alessandra Martelli

Mamma (tre figli), ricercatore ed eterna studentessa ho fatto della crescita personale un obiettivo di vita. Ho una formazione biologica ed umanistica che mi permette un approccio trasversale nelle mille occasioni/esperienze che la vita mi/ci propone. Ho grande fiducia nel potenziale umano e, come Counselor relazionale, punto ad un risveglio esponenziale (empowerment), sia mio che altrui, così da accogliere sempre più l’inquietudine/disagio che a volte mi/ci inonda ed imparare a non vergognarsi camminando a testa alta orgogliosi della propria specificità

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