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counselor genitori non si nasce si diventa

La relazione tra noi genitori e i nostri figli è uno spazio di incontro e scambio, e solo noi possiamo trovare un modo sano e nutriente di stare assieme, nel rispetto reciproco. Se abbiamo bisogno di aiuto, chiediamolo a chi sta al di sopra delle parti, un counselor, che ci aiuti a guardare le risorse che abbiamo e a metterle in gioco nella relazione.

Circa quindici anni fa, con la nascita della mia prima figlia, ho iniziato a osservare  incongruenza tra ciò che sentivo e ciò che facevo, che pensavo di dover fare. Ero nel ruolo di “genitore penso e faccio tutto io”. Sentivo addosso il peso delle tante responsabilità, molte di queste solo nella mia testa. Da fuori avvertivo solo pressione. Dai familiari pronti a “spiegare” come fare il genitore, al pediatra che “tanto le mamme sono tutte ansiose”, alla vicina di casa improvvisata esperta di relazioni interpersonali che “devi fare così, devi essere così, so io cosa è bene”, etc…

Da persona con grosse difficoltà a chiedere aiuto, mi sentivo in trappola. E i consigli che ricevevo non facevano altro che peggiorare la situazione. Quel mondo interiore di cui parlo nell’articolo Desiderio di un incontro, quel contenitore di convinzioni, comportamenti, modi di pensare e sentire, d’un tratto l’ho percepito pesante ed estraneo a me. Di certo non costituivano il modo in cui volevo relazionarmi con i miei figli, e il desiderio di prenderne le distanze si è fatto immenso. Quel mondo, però, era l’unico che conoscevo, e la sola alternativa che vedevo era l’esatto contrario. L’amore per i miei figli e l’intento di voler offrire loro un ambiente favorevole di crescita armoniosa, sono state le molle a spingermi a chiedere aiuto a un professionista. E da lì, è iniziato un viaggio di consapevolezza che mi ha portato a essere counselor oggi. In un ambiente protetto mi sono sentita accolta, ascoltata, amata proprio in quelle caratteristiche di me che giudicavo riprovevoli, accudita nelle mie vulnerabilità, rispettata nel mio ruolo di adulto che può scegliere che genitore vuole essere e fare in modo di diventarlo.  Mi sono sentita libera dall’idea di dover rispondere o adattarmi a un modello genitoriale imposto dall’esterno. Ho imparato che il modo migliore per essere un genitore sufficientemente buono è prendersi cura di se stessi, cercare prima di ogni cosa un’intimità con se stessi, conoscersi e offrirsi il meglio.

Il tempo che dedichiamo al nostro benessere ha come effetto collaterale il benessere dei nostri figli. Quello che sentiamo arriva a loro più di quello che vogliamo insegnare, o ciò che vogliamo far sembrare. Se sono particolarmente stanca, e mio figlio mi chiede di aiutarlo, giocare, ascoltarlo o altro, posso riconoscere l’importanza e l’interesse della sua richiesta, posso comunicare da genitore di essere stanca, con parole appropriate all’età, proporgli di rimandare il nostro stare assieme, e poi ricordarmi dell’accordo preso. Il tutto, senza l’aspettativa che lui/lei capisca e senza noiose prediche. Il tentativo di voler spiegare ogni nostro comportamento, ogni nostro “no”, è frutto spesso di un senso di colpa suscitato dalle alte aspettative che siamo noi i primi ad avere verso noi stessi. Ma i figli avvertono ciò che noi sentiamo, a dispetto delle nostre parole.

Quando ho cura di me come individuo, quando mi ascolto e mi rispetto, posso comunicare con assertività. Credo che uno dei doni più grandi che possiamo fare ai figli, ai bambini, ai ragazzi in genere ( ma anche ai nostri cari adulti ), sia quello di mostrarci umani, fragili, e non supereroi. Conoscersi significa anche riscoprire la nostra bambina interiore, custode dei nostri talenti. Ricordarci cosa ci piaceva fare da piccoli, e farlo nel nostro ruolo di adulto, insieme con i nostri figli. Leggo su riviste e blog articoli vari, tanti consigli su come passare del buon tempo assieme, come organizzare la festa di compleanno più bella, quali comportamenti adottare in caso di capricci, di tristezza, di rabbia, etc… Può benissimo essere che nessuna delle idee proposte o suggerimenti faccia al nostro caso.

Inoltre, cosa ci piace fare? Chiediamocelo, scopriamolo, e facciamolo. Potrebbe diventare un buon canale di comunicazione con i figli. E se così non fosse, comunque ci renderebbe felici. Sarebbe questo un bel dono da condividere con loro. Possiamo lavorare per creare momenti di bellezza e felicità a modo nostro. Costruire ricordi da custodire nel cuore, da tenere come tesoro cui attingere gocce di gioia nei momenti di disagio, per evocare le emozioni piacevoli provate in quei momenti. Ho recentemente letto che diventiamo ciò che viviamo e sentiamo più spesso. Occorre il nostro lavoro paziente, costante e amorevole per manifestare una vita bella e appagante.

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Flavia Di Muzio
Flavia Di Muzio

Counselor Relazionale Media-Comunicativo ed esperta in comunicazione efficace. Il mio lavoro è “accompagnare” le persone nel viaggio dentro se stesse alla ricerca delle proprie risorse, e sostenerle nella conquista della propria autonomia. Lavoro soprattutto con genitori che desiderano migliorare la relazione con i propri figli, e con le coppie che attraversano momenti di disagio e vogliono intraprendere un cammino di crescita interiore per trasformare la loro relazione.

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Flavia Di Muzio
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Counselor Relazionale Media-Comunicativo ed esperta in comunicazione efficace. Il mio lavoro è “accompagnare” le persone nel viaggio dentro se stesse alla ricerca delle proprie risorse, e sostenerle nella conquista della propria autonomia. Lavoro soprattutto con genitori che desiderano migliorare la relazione con i propri figli, e con le coppie che attraversano momenti di disagio e vogliono intraprendere un cammino di crescita interiore per trasformare la loro relazione.

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