In un momento in cui molti di noi si sentono smarriti, soli, in difficoltà, la certezza che mai può vacillare è quella di essere avvolti dallo sguardo dell’amore.

Flavia di Muzio

E’ nel sentirci amati e nell’amare che troviamo il coraggio di sperimentarci. In questo modo diventiamo intimi con noi stessi, ci conosciamo, impariamo ad amarci e ad amare.

C’erano una volta una bimba, un papà e un filo di paglia che li univa. Questo è il titolo che darei alla breve storia che sto per raccontarvi.

Qualche tempo fa una cliente mi racconta di quando era piccola e di come il suo papà la aiutasse a camminare. Un po’ pigra preferiva stare a terra e gattonare, anche quando avrebbe potuto camminare autonomamente perché in grado. Mi racconta che il suo papà prendeva un filo di paglia e lo teneva alzato sulla sua testa. Da terra, la piccola alzava lo sguardo, alzava il braccino e con la mano afferrava il filo. A quel punto si metteva in piedi, sicura e pronta per avanzare. E avanzava. Nel momento in cui il suo papà staccava le mani dal filo, ecco che la bimba si accasciava nuovamente a terra.

La trovo una storia di una tenerezza infinita che sin da subito mi ha trasmesso un messaggio di amore profondo. La dolce e generosa signora che mi ha deliziata con questo dono è stata ben felice nell’accettare che io ne facessi uso per questo articolo, con l’intenzione di trasmettere un messaggio di amore, fiducia e speranza.

Credo sia chiaro a tutti che non sia stato il filo di paglia a far alzare la bimba da terra. Così come non è stato l’abbandono di un’estremità del filo da parte del padre a farla cadere a terra nuovamente. Un filo esile, sottile, direi vulnerabile, incline a spezzarsi con estrema facilità, è stato veicolo dell’amore incondizionato e puro, dunque intramontabile.

Da una parte una bimba, con lo sguardo rivolto verso il basso, a destreggiarsi nel suo piccolo spazio ben conosciuto, nel modo comodo e abituale di muoversi. Dall’altra, un genitore che ama talmente tanto sua figlia da togliersi di mezzo, da restare in presenza silenziosa. Da accudirla con il calore dello sguardo, la fiducia nelle sue capacità e la speranza che lei lo noti. Che le tende una mano, ma non la solleva da terra. Attende invece paziente che sia lei ad alzare lo sguardo, ad accorgersi di lui, per stimolarla a trovare dentro di sé quelle risorse che le permetteranno di alzarsi e di camminare con le proprie gambe.

Solo qualche anno fa avrei dato una lettura diversa a questa storia. Molto probabilmente di disinteresse e anaffettività. E’ ancora luogo comune pensare che aiutare significhi fare al posto dell’altro, un po’ come prendere le redini della vita di un’altra persona, esercitare una sorta di controllo sulla sua esistenza. Non credo sia così.

Credo che aiutare significhi tendere una mano, offrire un’opportunità di muoversi da una situazione di stallo e di routine. Ma il lavoro di spostarsi, alzarsi e camminare spetti poi a chi è a terra. Sempre che lo voglia, quando lo vuole, e nel rispetto dei suoi tempi.

In questo momento storico di grande delicatezza, questo racconto è venuto in mio soccorso, esortandomi a guardare il mondo esterno e il mio da un altro punto di vista. In un momento in cui molti di noi si sentono smarriti, soli, in difficoltà, la certezza che mai può vacillare è quella di essere avvolti dallo sguardo dell’amore , e di amare. Un amore presente che osserva, ascolta, accompagna, che scalda, incoraggia, che non urla, ma si fa sentire. Restare a terra non è sinonimo di debolezza. Vuol dire anche scegliere di stare con se stessi, a contatto del proprio centro, in ascolto, e darsi il tempo di scoprire cosa questa condizione ci svela, oltre che raccogliere le proprie forze per poi, in un secondo tempo, rialzarsi. Può essere un momento importante per guardare più da vicino ciò che è già presente nella nostra vita, magari in forma così delicata e discreta, silenziosa e timida, che può esserci sfuggita, abituati ai “suoni forti” delle cose “grandi del mondo”, quelle che fanno notizia. Può essere un modo che invita alla semplicità del quotidiano, al raccoglimento interiore, all’introspezione, all’abbandono del vecchio e alla rinascita. Un modo, anche, per restituire alla terra pesi e fardelli che per tanto ci siamo portati sulle spalle, pensieri pesanti di cui solo ora ci stiamo rendendo conto, non più utili per il nostro cammino, affinché la terra stessa possa trasformarli.

Qualunque cosa pensiamo di aver perso, l’intima nostra certezza sia la fiducia piena nelle nostre risorse, alcune delle quali testimoniata dalla memoria di ciò che nel passato ha funzionato. Così come ci siamo alzati e abbiamo realizzato cose in tempi lontani, lo possiamo fare ancora, anche se le condizioni sono diverse. La metafora del filo di paglia mi ricorda che ciò che nel passato siamo riusciti a realizzare è frutto del nostro lavoro e dei nostri talenti, tesori che abbiamo potuto scoprire grazie all’amore incondizionato di chi ha creduto in noi.

E, mentre scrivo, come poesia, mi giunge un messaggio di una cara amica, una sorella di cammino. Sembra sappia cosa io stia facendo in questo momento, e mi invia dei versi di amore, fiducia e speranza, proprio come quelli trasmessi dalla storia. La magia del filo di paglia, sottile, invisibile, fragile, ma teneramente potente, tiene unite anche noi, anime affini.

“E’ un momento stupendo per essere vivi.
E il lungo cammino verso casa è pieno di gente.
Noi siamo ovunque.
Ma nella lotta alla resa camminiamo da soli.
Quindi la prossima volta che cadi…guarda…
da una parte e dell’altra del punto in cui giaci
e prendi la mano della tua amata Sorella o del tuo amato Fratello
il cui viso è sporco di fango.
Ci possiamo rialzare insieme, anche se cadiamo da soli,
perchè è un momento bellissimo per essere vivi persino
in questo lungo cammino verso casa.”
Rialzarsi insieme – Em Claire

 

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Flavia Di Muzio
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Counselor Relazionale Media-Comunicativo ed esperta in comunicazione efficace. Il mio lavoro è “accompagnare” le persone nel viaggio dentro se stesse alla ricerca delle proprie risorse, e sostenerle nella conquista della propria autonomia. Lavoro soprattutto con genitori che desiderano migliorare la relazione con i propri figli, e con le coppie che attraversano momenti di disagio e vogliono intraprendere un cammino di crescita interiore per trasformare la loro relazione.

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