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importanza delle parole counselor

Le parole che utilizziamo nel linguaggio comune, parlato o scritto che sia, hanno un significato ben preciso che possiamo trovare in qualunque dizionario. A volte però ciascuno di noi inconsciamente attribuisce significati diversi alle medesime parole, anche in relazione al momento e allo stato d’animo in cui le utilizza, o al contrario identifica una parola col significa più comune che le viene attribuito.

La Semantica è la disciplina che studia il significato delle parole, ma ritengo che chiunque poi le adatti un po’ al proprio sentire.

Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo d’intenderci; non c’intendiamo mai!” (Luigi Pirandello in “Sei personaggi in cerca di autore”)

Qualche esempio. Prendo ad esempio la parola stare. La prima sensazione che ti evoca questa parola può assomigliare a una sorta di immobilismo; essere statici, quindi non in movimento, non andare verso nulla, non allontanarsi da qualcosa.

In realtà stare può significare anche qualcosa di molto diverso: stare con quello che c’è, accettare la situazione che stiamo vivendo in questo momento, stare con noi stessi, cercare in noi e non all’esterno le risorse per vivere nel presente, nel qui e ora, senza diventare ansiosi per un futuro sconosciuto e incerto. Stare è rivolto all’oggi, al momento, e nello stare non c’è ansia perché l’ansia è proiettata verso qualcosa di futuro, di indefinito, di sconosciuto e proprio perché non lo conosciamo può fare nascere in noi questa sensazione. Ed ecco quindi che a seconda di come la stiamo interpretando la medesima parola stare, ha un peso completamente differente.

A volte invece si tende ad utilizzare una stessa parola anche quando ce ne potrebbero altre più idonee. Credo che accettare sia una di queste. Accettare porta in sé qualcosa di imposto; si accetta qualcosa che viene detto o stabilito da altri; accetto una situazione in cui mi sono venuto a trovare ma che non ho scelto. Se forse proviamo a sostituire la parola accettare con accogliere ecco che pur esprimendo ugualmente il significato di qualcosa o qualcuno che ci arriva dall’esterno, che probabilmente non abbiamo scelto noi, il significato cambia notevolmente. Accogliere ha in sé qualcosa di positivo, porta un sorriso, una consapevolezza che qualcosa di buono c’è o lo posso trovare; è un termine “caldo”.

Nei miei incontri di Counseling  cerco di stare molto attenta all’uso che i Clienti fanno delle parole e li porto a definire il significato di un determinato vocabolo; non il significato che si potrebbe trovare sul dizionario, ben inteso, ma il significato che quel determinato vocabolo ha per lui. Cerco di indagare insieme sul perché la scelta è ricaduta su questa parola e non su un’altra, apparentemente equivalente.

Un altro termine che mi torna alla mente in questa ricerca di significati nascosti è la parola leggerezza. Anche qui istintivamente si potrebbe essere portati ad equipararla a qualcosa che indica superficialità, poca cura. Prendere una cosa con leggerezza può significare sottovalutarla, non prenderla troppo sul serio. Ma leggerezza può anche essere vista come il contrario di pesantezza, quindi qualcosa di positivo che non crea angoscia, che mi consente di muovermi in una dimensione diversa più evanescente, più “leggera” appunto. Affrontare la vita con leggerezza quindi potrebbe significare non vivere ed affrontare la vita in modo superficiale, ma al contrario essere capaci di liberarci di pesi inutili, di situazioni o cose che potrebbero incombere con troppa insistenza nel nostro quotidiano.

La mia relazione coi i Clienti si basa molto su queste considerazioni, aiutandoli ed accompagnandoli a sentire veramente il significato delle parole e non solo a utilizzarle in modo automatico.

 

Diplomata in Gestalt Art Counseling presso la Scuola Gestalt di Torino.

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Diplomata in Gestalt Art Counseling presso la Scuola Gestalt di Torino.

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2 Comments

  • Maria Cristina Preti ha detto:

    Articolo davvero interessante e centrato. La parola detta o non detta durante il setting con il cliente è spesso chiave di lettura di tutto il percorso. Ed esulando dall’incontro counselor-cliente , lo è ancor di piu’ per entrare nella relazione con chi incontriamo nella quotidianità.
    Grazie per la riflessione proposta
    Maria Cristina

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