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parole ascolto counselor

Le parole sono importanti quando le pronunciamo e quando le ascoltiamo… ma sono sufficienti per capire chi abbiamo di fronte e cosa sta provando?

Di fronte alla narrazione che il cliente fa del suo “sentire” del momento, il nostro ascolto di counselor deve essere attivo, non giudicante, attento alle parole, ai termini, alle sfumature che il cliente pone. E non da ultimo al suo non detto, ai silenzi, alle pose, agli sguardi.

Durante quella narrazione ci dovremmo porre come davanti ad un film. E’  suo il film che sta narrando, che sta proiettando per noi e merita attenzione e concentrazione per ogni parola del dialogo, per ogni scena, per ogni suono a cui assistiamo. Dobbiamo però essere in grado di non interpretare, di non entrare nella scena e non lasciarci travolgere dal racconto. Ed è lì che emerge l’abilità del counselor : assistere allo svolgimento della narrazione, entrare in empatia con quanto il cliente racconta ma non “vivere” le medesime emozioni : riconoscerle, comprenderle, sperimentarle,  accoglierle ma aver ben presente che appartengono a chi sta di fronte.

E se il cliente percepisce questo ascolto attento ecco che si realizza quanto diceva Carl Rogers :

Quando qualcuno ti ascolta davvero senza giudicarti, senza cercare di prendersi la responsabilità per te, senza cercare di plasmarti, ti senti tremendamente bene. Quando sei stato ascoltato ed udito, sei in grado di percepire il tuo mondo in modo nuovo ed andare avanti.” (Carl Rogers)

A proposito di film, mi viene in mente una pellicola vista di recente Il Materiale Emotivo di e con Sergio Castellitto, uscito lo scorso ottobre. In questa pellicola particolare, un po’ commedia, un po’ piece teatrale, un po’ allegra, eterea, un po’ drammatica ci sono due elementi in particolare che mi hanno colpito : le parole di cui il protagonista Vincenzo è circondato – è proprietario di una piccola libreria – ed i silenzi della figlia Albertine.

Le prime consentono al padre di relazionarsi con le persone che ruotano intorno alla libreria e di comunicare le sue emozioni, non senza difficoltà, solo che per farlo usa spesso citare i grandi scrittori , come se non ne trovasse di adeguate  tra le sue; i silenzi di Albertine  invece sono un “linguaggio” tutto suo. Con questi silenzi, poichè sono più d’uno a mio avviso , quello vocale e quello emotivo, la ragazza riesce a costruire muri o ad abbatterli a seconda dei casi. E’ una comunicazione potente la sua, così come potente è la sua immobilità di disabile. Senza voler svelare nulla del film saranno proprio questi due strumenti di comunicazione a dare un senso alla storia.

Per riprendere il pensiero iniziale ecco perchè penso che sia fondamentale l’ascolto attivo e attento a tutto ciò che ci viene trasmesso, un ascolto a 360 gradi fatto con tutti gli strumenti di cui disponiamo, primo fra tutti l’amore per l’altro.

Il cliente ci apre il sipario e va in scena per noi; qualunque sia lo spettacolo dobbiamo onorare l’invito.

Buona visione.

Maria Cristina Preti

Counselor della Riprogrammazione Esistenziale Mi rivolgo all’ambito personale, professionale, di gruppo e familiare laddove vi sia un disagio, un malessere o la necessità di fare chiarezza per intraprendere la via più felice per “essere fedeli al proprio compito e far arrivare al cielo la nostra statura”.

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