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occasione paura coppia scegliersi

Nella nostra vita quando possiamo parlare di occasioni? E come riconoscerle? Sono solo casuali? O possono essere determinate da noi? Qual è il loro scopo?

Le grandi occasioni vengono perse dalla maggior parte della gente perché sono vestite in tuta e assomigliano al lavoro“(Thomas Edison).

Di un film visto recentemente su Netflix, questa frase ha stimolato in me delle riflessioni. Il film è “La scelta – The Choice“, del 2016, basato sull’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, scrittore statunitense. La trama dettagliata del film la potete trovare qui, se volete.

Brevemente, si tratta della storia d’amore di un uomo e una donna, molto diversi tra loro, già impegnati in altre relazioni. Lui un veterinario che lavora nello studio del padre, un don giovanni, con relazioni superficiali alle spalle, ma nessuna seria e duratura. Sembra avere una grande paura dell’amore. Lei una studentessa in medicina, molto sveglia, determinata e decisamente razionale, impegnata con un collega, suo  fidanzato storico.  Casualmente si trovano ad essere vicini di casa. Tra i due nasce subito un feeleng, un’attrazione non soltanto fisica, di cui pare accorgersi presto la sorella di lui che, durante un momento di confidenze tra fratelli, gli dice pressappoco così: “La mamma ripeteva spesso che le grandi occasioni arrivano sempre. E’ solo che il più delle volte non le riconosciamo perchè sono vestite in divisa e assomigliano al lavoro. La tua è la tua vicina di casa, e indossa un camice verde.”  Riferendosi, in questo modo, alla studentessa in medicina, e alla sua possibilità di dare una svolta alla sua vita superando la sua paura di amare.

Rispondo alla domanda iniziale.

Credo che di opportunità, o di occasione, si possa parlare quando ci si affaccia fuori dalla zona di comfort, quando ci si dà il permesso di aprirsi al nuovo e di esplorare e conoscere nuovi aspetti psichici, nuove modalità di pensiero, nuovi modi di comportarsi e relazionarsi. Le riconosciamo perchè, appunto, sono nuove. Preferisco usare questo termine invece del tanto temuto termine”ignoto”.  Le parole sono evocative e possiamo scegliere quelle che hanno un suono più gradito per noi. Riguardo all’opportunità, credo che l’emozione associata  sia la paura, e che il modo migliore di coglierla sia l’amore, principalmente l’amore di sè, il desiderio di donarsi il meglio e la certezza di meritarselo.

Certo, non tutto ciò che è nuovo è buono per noi. Non tutto ciò che arriva una volta aperta la porta del cuore è benefico. Il test sono le emozioni. Come mi fa sentire la nuova situazione/persona? Amo la semplicità. Per me la prima domanda chiave, forse un po’ banale, è: “Mi fa stare bene?” Le risposte, molto semplici anch’esse, si riducono a un “sì” o”no”. Tutto il resto viene dalla mente, dai nostri schemi abituali di pensiero.

Nel caso di relazioni di coppia, quante volte incontriamo persone che sentiamo essere affini a noi, con le quali stare assieme è un piacere e perdiamo la cognizione del tempo? Dall’incontro usciamo nutriti, reciprocamente più ricchi di come vi siamo entrati. Ma ecco che la voce della paura arriva: “La differenza di età è tanta, fa un lavoro totalmente diverso dal mio, ha uno stile di vita opposto al mio, vive in un’altra città…. E se poi viene a sapere che sono fatta/o così? Di certo sto immaginando tutto! … “.  Come se l’amore seguisse regole.  E così, senza neanche rendercene conto, rischiamo di rifiutare un’opportunità di crescita. Non è mia intenzione definire il sentimento dell’amore. E’ qualcosa che mi contiene, ci contiene, e ogni tentativo di farlo rientrare in una definizione fallirebbe.  Mi sento serena, però, nel dire che “quando arriva si riconosce“, senza bisogno di aggiungere spiegazioni. E che si tratta sempre di un’opportunità di dare una svolta alla nostra vita.

Ritorno alla citazione di Edison:

Le grandi occasioni vengono perse dalla maggior parte della gente perché sono vestite in tuta e assomigliano al lavoro“. Prendendo per buona questa affermazione, quale può essere il lavoro nel darsi l’opportunità di un “sì”?

Il lavoro più grande è quello interiore. Riguardare la propria vita, le certezze che abbiamo creduto tali fin a quel momento, mettere in dubbio le convinzioni e le convenzioni che conosciamo fin troppo bene, fare i conti con quelle voci interiori che ci mettono in guardia da un pericolo o da un fallimento. In altre parole attraversare la paura.

Paura che possa essere solo un’illusione, che non vada bene, di essere presi in giro, di aver frainteso, di essere manipolati, paura dell’intimità, etc… Se ci fermiamo un attimo e torniamo ad ascoltare il nostro respiro, molto probabilmente troveremo che ognuna di quelle voci appartiene a figure della nostra infanzia, forse i genitori, gli insegnanti, persone che si sono presi cura di noi nel modo migliore che potevano. Ma oggi siamo adulti e possiamo congedare gentilmente  ognuna di quelle figure psichiche, ringraziandole per la loro protezione, e rassicurandole del fatto che ci occuperemo noi di noi stessi con tutto l’amore di cui siamo capaci.

Non esiste un modo di stabilire se una nuova relazione possa funzionare o meno, se non quello di darsi l’opportunità di viverla. Un passo per volta, con gradualità, seguendo i tempi del cuore, e senza aspettativa alcuna.

Tornando alle domande che mi ero posta sopra: “Le opportunità e le occasioni sono solo casuali? O possono essere determinate da noi?”

Caso è il nome con cui ci riferiamo ad una legge che ancora non conosciamo” (Ermete Trismegisto)

Non credo nel caso. Ogni cosa che accade, ogni incontro, è un’informazione associata ad un senso. Un senso che il più delle volte non è subito chiaro.  Credo che già il fatto di considerare un incontro un’opportunità significhi dire che si è pronti a dire di sì a se stessi e a vivere l’esperienza. Inoltre, oltre che casuali, possono essere causali, determinate cioè da noi, quando scegliamo di crearle e agiamo in quella direzione. Quando scegliamo di conoscerci più a fondo, anche grazie a un percorso di counseling, di crescita interiore, che ci rende attivi nella vita, e ci fa comprendere cosa desideriamo davvero, quale donna o uomo vogliamo diventare., e diventarlo. A quel punto, l’incontro nella realtà sarà una semplice conseguenza del lavoro interiore e ci permetterà di dare una svolta alla nostra vita.

Dare una svolta alla nostra vita. Questa la risposta che sento di dare alla domanda: “Qual è lo scopo?”. E, se ci riflettiamo bene, l’occasione si presenta proprio quando ne abbiamo più bisogno, ed è proprio quella di cui abbiamo più bisogno in quel momento.

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Flavia Di Muzio
Flavia Di Muzio

Counselor Relazionale Media-Comunicativo ed esperta in comunicazione efficace. Il mio lavoro è “accompagnare” le persone nel viaggio dentro se stesse alla ricerca delle proprie risorse, e sostenerle nella conquista della propria autonomia. Lavoro soprattutto con genitori che desiderano migliorare la relazione con i propri figli, e con le coppie che attraversano momenti di disagio e vogliono intraprendere un cammino di crescita interiore per trasformare la loro relazione.

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