potere creatice essere donna

Dagli scritti antropologici scopriamo che nell’antichità  le donne, grazie al loro potere creativo, allo loro sacralità femminile,  erano considerate ‘mezzo’ per comunicare con l’invisibile facendosi tramite tra l’umanità e la dimensione divina.

Parlando di sacralità femminile immediatamente vengono alla mente i reperti archeologici trovati in Germania della Venere di Hohle Fels che testimoniano come 35-40 mila anni fa gli equilibri sociali fossero basati sulla matrifocalità, di come la donna fosse considerata generatrice di vita e, probabilmente, come all’equilibrio sociale corrispondesse anche un equilibrio interiore. Gli esperti ci dicono che le donne, riconoscendo la propria divinità interiore, il proprio potere creativo, avevano un rapporto amorevole con il proprio corpo in qualunque condizione si presentasse e in qualunque fase della propria vita. Le rappresentazioni infatti mostrano seni cadenti, pieghe delle pelle, ventri gonfi e fianchi larghi attraversati dal tempo e dalle gravidenze. Questa immagine, che ora collegheremmo alla decadenza, un tempo veniva celebrata come una sacralità, una manifestazione della sacra ciclicità della vita: il potere creativo della Grande Dea, della Grande Madre che si incarnava in ogni singola donna manifestandosi come strumento vivente del suo potere nel mondo.

Ora, cosa pensiamo? Come viviamo il nostro “essere donna“?

Partiamo analizzando la parola “sacralità”. Sacro è una parola indoeuropea che noi traduciamo con “separato” e fa riferimento alla potenza che gli uomini hanno avvertito come superiori a sé e hanno collocato in una regione “altra”, denominata appunto “sacralità”. Oltrepassando l’umano la parola diventa necessariamente ambivalente: da un lato la si teme come si può temere ciò che si ritiene superiore e che non si è in grado di dominare e dall’altro se ne è sedotti come si è attratti dall’origine da cui un giorno ci si è emancipati. Per questo motivo ciò che è sacro va celebrato e onorato. Nello specifico i rituali per la Grande Madre si sono moltiplicati in personificazioni per monitorare e supervisionare all’amore sensuale (Ishtar-Astarte-Afrodite-Venere), alla fecondità delle donne (Ecate triforme), alla fertilità dei campi (Demetra-Cerere-Persefone-Proserpina), alla caccia (Kubaba-Cibele-Artemide-Diana). Da questo capiamo che insieme alla domanda universale dell’essere umano di poter rivivere al pari dei semi dal terreno, il costante legame è al ciclo naturale delle messi, con riferimento alla Luna, e al procedere delle stagioni.

Quanto emerso ci evidenzia come il cammino ciclico della Luna, delle stagioni e il ciclo della vita e delle donne siano tutti cammini della gioia della sacralità femminile, che si esprime nel mondo e intreccia con amore il tempo e lo spazio creando il suo splendente universo fisico: non c’è differenza tra il flusso ciclico di una donna e il flusso dell’universo.

Essere donna porta ad onorare e celebrare la sacralità femminile espressa in forma umana, creata per accogliere e godersi l’amore e il potere creativo che è appunto donna.

Vivere la propria sacralità femminile significa vivere le quattro fasi che ci caratterizzano, le quattro Dee che ciclicamente si alternano in noi. Ogni Dea ci porta la bellezza della sua presenza, il suo amore, e il dono delle sue energie, delle sue capacità e abilità che accrescono il nostro potere personale. Ogni Dea è un riflesso della Dea Universale e la sua passione sta dentro di noi proprio per essere espressa, goduta, celebrata, condivisa e danzata nel mondo.

Capendo il perchè di questa danza, di questa ciclicità in noi, capiremo la nostra grande potenza. Vivendo questo incanto potremo non essere più “schiave” di queste emozioni che arrivano, ma goderle e sfruttarle al meglio. Comprendere che tutto questo non arriva mai a caso (come uno tzunami, una tempetsta improvvisa), ma in un ciclo perpetuo, ci rende sensuali, intuitive, fragili, energiche, incantevoli. Comprendere tutto questo ci permettere di essere donna e quindi essere luce e buio, luna e sole allo stesso tempo.

Onorare la sacralità femminile significa comprendere che il conflitto ad essa legato non è un fine, ma un passaggio obbligato per dare risposte concrete ad una imprescindibile e radicalmente nuova domanda di senso che ciascuna porta dentro di sè.

Comprendere che questi percorsi ciclici dell’essere donna non sono statici, ma avanzano dinamicamente a spirale attraverso il tempo, significa espandere la nostra coscienza e iniziarci a nuove esperienze e nuove creazioni: significa accogliere il nostro potere creativo e generativo.

 

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Alessandra Martelli
Alessandra Martelli

Mamma (tre figli), ricercatore ed eterna studentessa ho fatto della crescita personale un obiettivo di vita. Ho una formazione biologica ed umanistica che mi permette un approccio trasversale nelle mille occasioni/esperienze che la vita mi/ci propone. Ho grande fiducia nel potenziale umano e, come Counselor relazionale, punto ad un risveglio esponenziale (empowerment), sia mio che altrui, così da accogliere sempre più l’inquietudine/disagio che a volte mi/ci inonda ed imparare a non vergognarsi camminando a testa alta orgogliosi della propria specificità

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